Ieri sera, finalmente, ho fatto un’uscita tutta irlandese. Dopo lavoro sono andata con i miei colleghi del fundraising department a bere una birra in occasione dell’ultimo giorno di lavoro di Eoin (la versione irlandese di ‘Owen’). Il piano era quello di prendere una birra e andare a casa, ma gli irlandesi sono davvero carichi… e una birra tira l’altra, e poi un’altra ancora, e sono cosi’ andata a letto alle 3 di notte.
Ma, nonostante la malafede e le risatine dei miei lettori che mi immaginano ubriaca, e’ stata in realtà una serata altamente culturale: oltre a imparare molti termini tipici dell’irish english e dello slang, c’era con noi il Luca Grasselli della situazione, un poeta amante del gaelico che alla quinta pinta mi ha declamato poesie in gaelico e mi ha raccontato la legenda di nonsochi (un nome assurdo da pronunciare e ancora di piu’ da scrivere) per almeno un’ora abbondante.
Il gaelico e’ una lingua meravigliosa, dolce e malinconica. Inizialmente pensavo si trattassero di poesie su amori finiti male e grandi passioni cavalleresche, perche’ una lingua cosi’ armoniosa e potente non puo’ che parlare di questo. Mi dicono invece che le poesie irlandesi trattano più che altro di grandi bevute, ubriacature, fame, carestia e morte. Tutte storie tristi e terribili. Niente male, eh?
Il posto in cui siamo andati si chiama Market Bar: e’ un grande stanzone, una specie di capannone, con il soffitto molto alto e i muri di mattoni rossi e una marea di tavoli e tavolini, pieni di persone dalle 5 di pomeriggio a tarda sera. E non c’e’ musica, cosa che nei posti unicamente frequentati da irlandesi accade piuttosto spesso. La musica pero’ in qualche modo e’ presente: data dal sottofondo di persone che parlano e ridono e di bicchieri che sbattono sul tavolo e l’uno contro l’altro. Un bel posto, ci portero’ l’Ele la prossima settimana quando verra’ a trovarmi!
Ecco alcune foto del locale:
…Ho controllato come si chiama il famoso eroe irlandese, anche se ancora non ho idea di come si pronunci: Cuchulain.


