Dubliners and Fundraising

Come faccio fundraising in Irlanda

Lavorare per Oxfam significa (anche)… Agosto 29, 2008

Archiviato in: Uncategorized — Virginia @ 11:28 am

… avere biglietti gratis per i migliori festival e concerti in Irlanda.

Se sopravvivo il weekend, ci si risente la prossima settimana :)

 

Ma quale vacanza? Agosto 26, 2008

Archiviato in: About Virginia, Oxfam — Virginia @ 10:26 pm

Non sono sparita, semplicemente ho avuto diverse settimane molto piene – e io che ero intenzionata a riposarmi durante il mese di agosto! Concerti (Muse sotto l’acqua), amici in visita dall’italia (Ospi), feste di compleanno che durano 4 giorni (di Ben, in particolare), feste d’addio (“addio” suona così male… meglio parlare di farewell parties), festival of world cultures, amici che vanno in vacanza per un mese o piu’ che bisogna salutare quando vanno via e quando ritornano (ovviamente a scaglioni) con rispettive feste.

Poi, diciamocelo, sapere che siete tutti in vacanza e vedere la carenza di post anche sugli altri fundraising blog non mi ha motivato molto :)

Un ulteriore fattore di distrazione dalla mia presenza sul web: la nostra Fundraising Administrator (mio superiore, mia collega e mia amica) decide di lasciare Oxfam per andare ad Action Aid e dà 4 settimane di preavviso, quattro settimane per insegnarmi tutto quello che sa, in modo da non lasciare buchi troppo grandi nel passaggio tra lei e la nuova persona che prenderà il suo posto. A lavoro non ho avuto un momento di calma, nemmeno in pausa pranzo praticamente.

E poi tanti pensieri… soprattutto sulla gestione delle risorse umane di Oxfam… perchè non lasciare tutto ad una persona interna, che sa già fare il lavoro e che lo sa fare discretamente bene? perchè ci sono regole strettissime per assicurare equalità e trasparenza. Ok…

Così, come chiunque, ho dovuto consegnare un’Application Form e passare un regolare sistema di selezione, non ancora terminato. Oggi mi è stato detto che per lo meno sono stata selezionata per il colloquio; ma nonostante in pratica io sia già Fundraising Administrator (anche in termini di paga, perchè per il periodo di passaggio mi hanno dato un certo aumento, legato all’aumento di responsabilità), è possibile che tra un mese io debba insegnare tutto alla persona che seguirà, tornando poi al mio vecchio stipendio e alle vecchie e minori responsabilità. Chi mi conosce sa bene che una cosa del genere mi può far andare giù di testa…

Pensate che il mio stesso manager, responsabile anche per la selezione della nuova persona, a suo tempo mi ha chiesto, udite udite, di mentire (un po’ scherzando un po’ no), e quell’altro, anch’esso presente alle selezioni, mi ha fatto un lunghissimo discorso su come siano assurde certe regole per l’ingresso ad Oxfam.

Passo da un paese dove e’ quasi impossibile entrare in un’organizzazione se non si conosce qualcuno e non si conquista fiducia, ad un paese dove l’oggettività portata agli estremi diventa addirittura controproducente per l’organizzazione stessa.

Scusate lo sfogo. Ora sto meglio e posso smettere di lamentarmi – e godermi questa fantastica estate irlandese. Ehm…

 

Cosa non si fa per raccogliere fondi Agosto 7, 2008

Archiviato in: Uncategorized — Virginia @ 11:19 am

Ieri una stazione radiofonica di Galway ha lanciato un mini evento di raccolta fondi: il “Nudo Bus“. In pratica il pubblico e’ invitato ad acquistare biglietti per un autobus che ogni mattina fino al 29 Agosto li portera’ a lavoro NUDI (una persona alla volta).

Ma chi vuoi che lo faccia, vi starete chiedendo.

Posso solo dire che la prima mattina 40-50 persone hanno confermato la loro presenza sul NAKED BUS, soprattutto di sesso femminile, e hanno indicato l’organizzazione alla quale vorrebbero che i soldi fossero donati.

Ecco la notizia per intero:

Raise eyebrows and lots of cash for your favourite charity by going to work naked

A FUNDRAISING effort by a Galway-based radio station – in which members of the public will be driven to work on a “naked bus” – has received 40-50 applications on its first day.

“We had a huge response on day one, both by text and on our website,” said Alan Swan, programme director of i102-104 radio station.

The station is inviting its listeners to participate in the “Naked Bus Challenge”, whereby they are collected from their homes and driven to work naked. From next Monday until Friday August 29th, the bus will deliver one person per day to their place of work. Volunteers will be fully clothed getting on and off the bus and will travel alone, except for the driver and a “marketing person” who will ensure the person is comfortable but not clothed on the journey.

Volunteers must apply on www.i102104.ie, stating their reasons for wanting to participate, and nominating a registered charity for which they would like to raise money.

“At the moment, female applicants outnumber males by about three to two. But we won’t be choosing on the basis of gender. It will be more down to the reasons they give for participating and the charities they select. Applicants so far have chosen the Marie Keating Foundation, Aware and Bethany House among others.”

© 2008 The Irish Times

 

Quando il brand e’ nel linguaggio: Mettere l’Umano al centro dell’Umanitario Agosto 1, 2008

Archiviato in: Uncategorized — Virginia @ 2:38 pm

Chissa’, magari vi ricordate il mio post sul Re-Branding di Oxfam UK, sulla base dello slogan “be Humankind”.

Qualcuno mi disse in passato che il linguaggio giusto da utilizzare nel fundraising e’ quello che un qualsiasi dodicenne sarebbe in grado di comprendere (Pidgeon? Melandri? proprio non ricordo :( ).

Proprio oggi il nostro Marketing Manager ha fatto girare per l’ufficio indicazioni interessanti su quale linguaggio utilizzare con i nostri sostenitori, con i giornalisti e con il pubblico in generale. Il punto fondamentale e’ quello di evitare i tecnicismi e parlare con il linguaggio delle persone. Sembra facile, ma la maggior parte delle organizzazioni che conosco in Italia, soprattutto quelle piu’ piccole, fa proprio tanta fatica…

E in particolare le ONG hanno questo problema, perche’ il lavoro che ruota intorno a disastri umanitari, confiltti e politica internazionale tende ad avere molto a che fare con il diritto internazionale e spesso non e’ semplice trovare alternative al linguaggio legale o a termini strettamente ONG. Ma queste parole significano poco o nulla alla maggior parte delle persone che si vuole coinvolgere.

Insomma, ricordiamoci che stiamo parlando di uomini, donne e bambini. Stiamo parlando di famiglie. Nel caso di Oxfam e di tante altre organizzazioni, di persone che sono costrette a lasciare le proprie case – e non “internally displaced” o “IDPs”, due tra i termini che spesso ci si scorda di evitare. Meglio focalizzarsi sull’impatto sulle persone: salvare vite, ridurre la sofferenza, dare sicurezza alle famiglie.

Quindi occhio, ci dice il nostro Marketing Manager, ai termini che bisognerebbe evitare nelle comunicazioni pubbliche:

Persino la parola “diritti“, ad esempio, puo’ creare confusione per molti, dipende anche a quale pubblico ci si sta rivolgendo (classe sociale, eta’, genere, idee politiche)… quindi attenzione a come si utilizza: ci chiediamo mai se in un determinato contesto ci sia un termine piu’ appropriato?

Termini come “imperativo umanitario” e “sicurezza alimentare” non significano assolutamente nulla per la gente comune. Meglio usare un linguaggio chiaro e semplice, affinche’ le persone al di fuori del settore umanitario possano capire e sentirsi davvero chiamate all’azione. “Imperativo umanitario” potrebbe essere meglio tradotto come “la nostra responsabilita’ di aiutare le persone in situazione di pericolo”, e “sicurezza alimentare” significa garantire cibo a tutti, uomini, donne e bambini. Talvolta anche “profugo” e “rifugiato” sono parole che non risvegliano una chiara immagine nella mente delle persone: meglio ricordare loro che si tratta di persone obbligate di punto in bianco a lasciare tutto alle spalle, la propria casa, il proprio paese, la propria famiglia.

Questo vale per le ONG, ovviamente, ma penso ad esempio anche a tutte le organizzazioni che si occupano di salute: non di rado medici, psicologi e altri “tecnici” scrivono nelle varie newsletter associative articoli e lettere sicuramente molto molto belle, ma certamente altrettanto incomprensibili.

A cosa ci serve una laurea? A parlare in maniera piu’ erudita o a trovare le migliori soluzioni per giungere ai nostri obiettivi?

Avere 12 anni in fondo non era poi tanto male… in questo abbiamo molto da imparare dagli anglosassoni.