E’ arrivata la Timeline per organizzazioni marzo 1, 2012

Filed under: Comunicazione per il Nonprofit — Virginia @ 9:54 am
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La Timeline, l’ormai gia’ vecchia novita’ di Facebook, da oggi e’ disponibile anche per marchi, cioe’ per organizzazioni profit e non. Perche’ “anche le organizzazioni hanno un’identita’” ha affermato Sam Lessin, product manager di Timeline.

E la Timeline, “linea del tempo”, e’ particolarmente adatta a comunicare questa identita’.

Tra le prime organizzazioni al mondo ad adottare questa versione della propria pagina c’e’ una nonprofit: la Livestrong Foundation, l’organizzazione che serve persone col cancro fondata dal ciclista Lance Armstrong (vi ricorderete i braccialetti di gomma gialli?).

Altre aziende: Manchester United, Coca Cola, Cold Play, Starbucks.

Sono sicura che alla fine di questa giornata ce ne saranno gia’ molte di piu’.

Suppongo che per certe organizzazioni vada bene, ma non sono sicura che saltare subito sul carro della Timeline sia una buona idea. La Timeline e’ ottima per creare un’identita’, ma potrebbe essere molto meno adatta a creare una comunita’ di persone attorno alla propria causa.

 

7 regole per un banner pubblicitario di successo ottobre 24, 2011

Un Banner molto interessante per una nota charity inglese ha ispirato il mio post di oggi.
In fondo all’articolo troverete il banner.

Ma quali sono i punti di forza di un banner per siti internet efficace?

Il sito di annunci, con il banner al lato sinistro

  1. Ricerca. Semplicemente non puoi competere se non conosci la concorrenza, i punti di forza, i punti deboli. Come comunicano gli “altri”?
  2. Brevita’ e semplicita’. Il banner apparira’ in pagine che gia’ hanno tanta informazione, e la competizione per l’attenzione dell’utente e’ grande. Quindi hai bisogno di una grafica ed un messaggio semplice, immediato e facile da capire.
  3. La magia delle parole. Poiche’ il messaggio deve essere davvero breve, la scelta delle parole giuste diventa un’arte. Quindi il trucco e’: Poche Semplici Parole Chiave.
  4. Dimensioni del file. Una buona dimensione per il banner e’ tra i 45kb ed i 70kb. Un po’ perche’ alcuni dei siti internet stabiliscono un limite alla “pesantezza” di un file, un po’ perche’ vuoi che il tuo messaggio sia caricato – e vist0 – in fretta dagli utenti.
  5. Colori e contesto. I colori che scegli dovrebbero adattarsi al contesto. In tanti fanno l’errore di creare un solo banner per tutti quanti i siti. Ma mentre il messaggio puo’ essere lo stesso, cerca di adattare il tuo banner allo sfondo dei siti su cui verra’ pubblicato.
  6. Dopo il click… azione! Fai si’ che la pagina caricata dopo il click spinga l’utente ad agire: donare, fornire l’indirizzo email, compilare un sondaggio, acquistare un prodotto, scaricare informazioni… Un click non vale nulla se non e’ immediatamente trasformato in azione.
  7. Posizione strategica. Il tuo banner potra’ anche essere incredibilmente creativo ed efficace di per se’, ma se in un contesto sbagliato non vale nulla. Qual’e’ il pubblico del sito internet su cui il tuo banner apparira’? Un esempio: e’ ovvio che se l’obbiettivo e’ la donazione online non ha molto senso fare pubblicita’ sul sito di una rivista per adolescenti…

Il banner di cui vi parlavo all’inizio del post e’  in flash. Obbiettivo: Donazioni per Macmillan, una delle piu’ grandi organizzazioni inglesi per il supporto ai malati di cancro. Di seguito le varie “fasi” del banner. Da notare che:

E’ semplice e chiaro
Il caricamento era veloce
E’ apparso su un sito il cui colore principale era verde
Linkava alla pagina delle donazioni (altrettanto chiara e verde)
Era su un sito di annunci per l’Inghilterra (Gumtree)

(continua…)

 

Prendersi cura del marchio, anche negli Annunci di Lavoro agosto 4, 2009

Filed under: Fund Raising,Oxfam — Virginia @ 1:01 pm
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limonata-emergenza-umanitariaIl marchio (da non confondersi con il Logo, che e’ solo la rappresentazione visiva/simbolica del marchio) e’ una delle risorse piu’ importanti a disposizione di una nonprofit e andrebbe usato con saggezza, modellato di modo che quello che le persone percepiscono quando entrano in contatto tua organizzazione e’ esattamente quello che tu vorresti che percepissero. Chi si occupa di brand management si occupa di dare indicazioni su come utilizzare il marchio, come comunicarlo ogni volta che l’organizzazione si espone al mondo. Mi rendo conto che poche organizzazioni si possono permettere un Brand Manager, neanche Oxfam Irlanda ne ha uno, ma non c’e’ motivo per cui i dipendenti/volontari non possano essere formati/informati su che cos’e’ il marchio e come utilizzarlo.

Il punto in pratica e’: tutto quello che fate comunica il vostro marchio e definisce il posizionamento (la percezione) nella mente del donatore o prospect. Allora perche’ non stare attenti anche quando pubblicate un annuncio di lavoro o per la ricerca di volontari?

Durante la mia pausa pranzo mi sono imbattuta in un annuncio di lavoro di Oxfam Gran Bretagna, una delle piu’ grandi organizzazioni non governative a livello mondiale… insomma dei veri professioinisti da cui anche le piu’ piccole organizzazioni possono trarre spunto. Date un’occhiata a questo ed in particolare al linguaggio che viene utilizzato:

Job: Regional Fundraising Manager, Oxfam GB

* Employer: Oxfam GB
* Posted: 04 Aug 2009
* Contract: Permanent
* Hours: Full Time
* Position: Regional Fundraising Manager
* Salary: £27,020 – £33,190 pa

Regional Fundraising Manager

Already proved your worth in regional fundraising? Then show what you can do with Oxfam’s name and backing in either the South- East Home Counties or the Midlands. Joining a new team, you’ll have all the autonomy you need to boost our community fundraising effort and help us tackle poverty worldwide.

Be challenged

Deciding the shape of our local community fundraising is the challenge here. Whether you join our new team in the South- East Home Counties or the Midlands, you’ll be blazing a trail – devising and implementing the strategy that allows fundraising groups to boost our income. It’ll be down to you to build the networks of supporters and plan the activity that’s right for your region. You might tap into existing networks like faith groups and fundraising societies, or capitalise on Oxfam initiatives such as Oxjam and Trailwalker/community walks. But however you marshal all the resources at your disposal, you’ll certainly harness enthusiasm and maximise the funds your region raises.

Be yourself

You’ll be starting with a blank canvas so a full address book and an intuitive feel for a good opportunity will get you off to a great start. And, as you’ll be focusing on mid-term growth, strong planning and decision-making skills will help you make your mark. Back all that up with community fundraising experience that’s honed your ability to manage budgets, hit targets and influence people, and you could soon be making the most of your creativity on our behalf.

About Oxfam

A simple, inescapable truth underlines everything we do at Oxfam. There’s enough wealth in this world to go around. It’s not unfortunate that people live in poverty. It’s unjustifiable. It’s not their problem. It’s ours too. And with the right support, we can beat poverty and injustice. More than 8,000 people already commit their time and talents to our campaigning, humanitarian and long-term development projects. Now we’re looking for yours.

To apply, visit www.oxfam.org.uk/jobs quoting ref: MKT590

Closing date: 27 August 2009.

A parte tutto, siete ancora in tempo a fare domanda ;)

 

I donatori di Unwrapped marzo 18, 2009

Filed under: Fund Raising — Virginia @ 12:40 pm
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Rispondo a Federica, che mi ha lasciato questo commento al mio ultimo post:

Ciao Virginia,
che bello ritrovarti!
Approfitto di questo tuo post per chiederti una cosa.
Mi sembra di ricordare che Oxfam, già da qualche anno, propone per Natale “Unwrapped”.
Beh, mi chiedo, i donatori non si sono “stufati” o meglio come fa Oxfam a rinnovarsi ogni anno per stare sempre sulla cresta dell’onda? Basta semplicemente il brand?

Effettivamente questo e’ il quarto anno di Unwrapped per Oxfam Ireland e posso certamente dire che:

  • La maggior parte delle organizzazioni nonprofit irlandesi, e soprattutto ONG, oggi propongono idee molto simili. Vedi ActionAid, Unicef, Save the Children, etc etc. Ognuna di queste charity oggi propone un catalogo di regali alternativi.
  • Effettivamente i donatori “caldi” tendono a non ripetere l’acquisto dei nostri regali alternativi per piu’ anni di seguito; per il donatore-consumatore, e’ quasi come regalare alla propria mamma una borsa diversa ogni anno. Insomma, meglio cercare un’idea nuova.
  • Spesso i donatori scelgono di donare ad una diversa organizzazione ogni anno: “quest’anno ho comprato una capretta da Oxfam perche’ l’anno passato ho scelto uno dei regali di Unicef. L’anno prossimo magari aiuto Save the Children”.
  • C’e’ solo un numero relativamente ristretto di donatori “fedeli” che ogni anno dona ad Oxfam attraverso questo schema – ma spesso si tratta di donazioni vere e proprie, e non di regali di Natale per una terza persona. Semplicemente preferiscono acquistare qualcosa di “concreto” (una capretta, una zanzariera anti-malaria, etc) piuttosto che fare una donazione generica. Ma questo tipo di donatori sono davvero pochi.

In un certo senso quindi, se dovessimo pensarla in questa prospettiva, Unwrapped non converrebbe – soprattutto se si considerano i costi elevati di quest’attivita’ di fundraising.

Ma il motivo d’essere di Unwrapped e’ paradossalmente legato proprio al fatto che il donatore non ripetera’ l’acquisto negli anni seguenti. Lo scopo di Unwrapped e’ quello di portare il maggior numero di donatori alla base della piramide dei nostri donatori. Da questa base, un buon numero potra’ poi essere preso per mano e accompagnato attraverso o gradini piu’ alti della piramide e diventare eventualmente un donatore “fedele”.

In parole semplici, Unwrapped ci permette di avere nuovi contatti nel nostro database.piramide

Il passo successivo e’ chiedere a questi contatti di donare in altro modo, rispondendo ad esempio ad uno dei nostri mailing, partecipando ad uno dei nostri eventi, diventando piccoli fundraiser loro stessi e infine, nella migliore delle ipotesi, scegliendo di donare mensilmente ad Oxfam attraverso il conto in banca. Per questo motivo, il team di Donor Development sta lavorando ora ad una “Telemarketing Conversion Campaign“: in altre parole tramite un’agenzia esterna di telemarketing chiameremo tutti coloro che hanno acquistato Unwrapped nel 2008 e di cui abbiamo il numero per chiedere loro di diventare “Donatori Fedeli” e accettare di attivare una donazione mensile.

Insomma, per il momento Unwrapped funziona ancora… Grazie Federica dello spunto!

 

Quando il brand e’ nel linguaggio: Mettere l’Umano al centro dell’Umanitario agosto 1, 2008

Filed under: Uncategorized — Virginia @ 2:38 pm
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Chissa’, magari vi ricordate il mio post sul Re-Branding di Oxfam UK, sulla base dello slogan “be Humankind”.

Qualcuno mi disse in passato che il linguaggio giusto da utilizzare nel fundraising e’ quello che un qualsiasi dodicenne sarebbe in grado di comprendere (Pidgeon? Melandri? proprio non ricordo :( ).

Proprio oggi il nostro Marketing Manager ha fatto girare per l’ufficio indicazioni interessanti su quale linguaggio utilizzare con i nostri sostenitori, con i giornalisti e con il pubblico in generale. Il punto fondamentale e’ quello di evitare i tecnicismi e parlare con il linguaggio delle persone. Sembra facile, ma la maggior parte delle organizzazioni che conosco in Italia, soprattutto quelle piu’ piccole, fa proprio tanta fatica…

E in particolare le ONG hanno questo problema, perche’ il lavoro che ruota intorno a disastri umanitari, confiltti e politica internazionale tende ad avere molto a che fare con il diritto internazionale e spesso non e’ semplice trovare alternative al linguaggio legale o a termini strettamente ONG. Ma queste parole significano poco o nulla alla maggior parte delle persone che si vuole coinvolgere.

Insomma, ricordiamoci che stiamo parlando di uomini, donne e bambini. Stiamo parlando di famiglie. Nel caso di Oxfam e di tante altre organizzazioni, di persone che sono costrette a lasciare le proprie case – e non “internally displaced” o “IDPs”, due tra i termini che spesso ci si scorda di evitare. Meglio focalizzarsi sull’impatto sulle persone: salvare vite, ridurre la sofferenza, dare sicurezza alle famiglie.

Quindi occhio, ci dice il nostro Marketing Manager, ai termini che bisognerebbe evitare nelle comunicazioni pubbliche:

Persino la parola “diritti“, ad esempio, puo’ creare confusione per molti, dipende anche a quale pubblico ci si sta rivolgendo (classe sociale, eta’, genere, idee politiche)… quindi attenzione a come si utilizza: ci chiediamo mai se in un determinato contesto ci sia un termine piu’ appropriato?

Termini come “imperativo umanitario” e “sicurezza alimentare” non significano assolutamente nulla per la gente comune. Meglio usare un linguaggio chiaro e semplice, affinche’ le persone al di fuori del settore umanitario possano capire e sentirsi davvero chiamate all’azione. “Imperativo umanitario” potrebbe essere meglio tradotto come “la nostra responsabilita’ di aiutare le persone in situazione di pericolo”, e “sicurezza alimentare” significa garantire cibo a tutti, uomini, donne e bambini. Talvolta anche “profugo” e “rifugiato” sono parole che non risvegliano una chiara immagine nella mente delle persone: meglio ricordare loro che si tratta di persone obbligate di punto in bianco a lasciare tutto alle spalle, la propria casa, il proprio paese, la propria famiglia.

Questo vale per le ONG, ovviamente, ma penso ad esempio anche a tutte le organizzazioni che si occupano di salute: non di rado medici, psicologi e altri “tecnici” scrivono nelle varie newsletter associative articoli e lettere sicuramente molto molto belle, ma certamente altrettanto incomprensibili.

A cosa ci serve una laurea? A parlare in maniera piu’ erudita o a trovare le migliori soluzioni per giungere ai nostri obiettivi?

Avere 12 anni in fondo non era poi tanto male… in questo abbiamo molto da imparare dagli anglosassoni.

 

Be Humankind aprile 18, 2008

Filed under: Oxfam — Virginia @ 1:21 pm
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Oxfam Gran Bretagna lancia oggi la sua nuova campagna.

La campagna, che rappresenta una sorta di re-branding dell’organizzazione, e’ pensata per rispolverare la percezione di Oxfam nelle persone, poiche’ il rischio che corre e’ quello di essere vista come un’organizzazione istituzionale, una macchina burocratica, una sorta di ente pubblico…

Dunque, come ci e’ stato spiegato, si e’ pensato di tornare alle radici, a come Oxfam e’ nata ed e’ inizialmente cresciuta: si e’ deciso di tornare all’umanita’ delle persone. Quindi un nuovo motto: Be Humankind. Because amazing things happen when everyone plays their part.

Quindi un nuovo (e geniale) video trasmesso in TV:

Quindi un nuovo sito per Oxfam GB, con nuovi testi. Ne riporto uno in particolare, che introduce la pagina What we do (“Cosa facciamo”) – se conoscete l’inglese, vedete quale energia trasmettono le parole utilizzate:

Human first, amazing second

Oxfam is a vibrant global movement of dedicated people fighting poverty. Together. Doing amazing work. Together. People power drives everything we do. From saving lives and developing projects that put poor people in charge of their lives and livelihoods, to campaigning for change that lasts. That’s Oxfam in action.

E quindi una serie di slogan che appaiono nel sito e nelle brochure, a sostegno dell’idea “Be Humankind”:

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