4 Modi per convincere il tuo capo settembre 25, 2011

Da esperti di marketing e professionisti della comunicazione, dovremmo essere INCREDIBILMENTE BRAVI a persuadere il nostro capo, e convincerlo ad approvare le nostre idee. Ma spesso abbiamo difficoltà con la comunicazione interna. Perchè? Perchè il piu’ delle volte gli comunichiamo un’idea, e non gli vendiamo l’idea.

Ma ci sono modi per utilizzare la psicologia ed i valori del proprio capo a nostro favore.

  1. Il tuo capo è un cervello, non un orecchio. In altre parole, devi cominciare a connetterti a lui (o lei) nel modo in cui lavora la sua mente. Sei tu l’esperto del marketing! Presenta il tuo caso conformemente alle SUE priorità.
  2. La Ragione è sopravvalutata. Sono le storie e le emozioni che coinvolgono veramente le persone, in modi che nessuna logica può superare. Presenta la tua idea prima attraverso storie ed esempi, poi con i fatti.
  3. Metti la tua idea in bocca a qualcuno che il tuo capo rispetta ed apprezza. Tu potresti non essere il messaggero adatto. Chi è il vero consigliere del tuo capo?
  4. La cultura ci influenza nelle nostre azioni: la cultura dell’organizzazione, la cultura nazionale, la cultura tribale etc. Come ha detto Peter Drucker “la cultura si mangia la strategia a colazione”. Non puoi pensare di vendere un’idea che è completamente aliena alla cultura della tua organizzazione – o del tuo capo. Sarebbe percepito come una minaccia per la sua identità. Cerca di far capire piuttosto quanto quest’idea sia già parte dell’organizzazione, e celebra questo fatto. E’ meglio cercare di abbinare i valori esistenti piuttosto che cercare di cambiarli.

Buona fortuna!

(Tratto da: Katya’s Nonprofit Marketing Blog, 24 Settembre 2011)

 

Questa si’ che e’ CSR luglio 24, 2011

Filed under: CSR — Virginia @ 11:02 am
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Just TEXT giving. Servizio SMS gratuito per le Nonprofit.

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Quest’estate in UK sono nate collaborazioni interessanti tra il mondo del nonprofit e il mondo delle aziende.

  • JustTextGiving, della Fondazione Vodafone (guarda video sotto): un servizio di donazione tramite sms completamente gratuito per le organizzazioni nonprofit. Ma non solo: se tu, da privato cittadino, stai raccogliendo fondi per una determinata nonprofit, puoi mettere in piedi un servizio di donazione sms per i tuoi amici e conoscenti. Cioe’ tu stesso puoi mandare un’email alla tua lista contatti dicendo: “ciao, sto raccogliendo fondi per XXX, manda un messaggio al numero YYY per donare, e la tua donazione andra’ sulla mia pagina personale online”. Incredibile.
  • Vodafone e O2, due tra i maggiori operatori telefonici, hanno annunciato che dal prossimo mese trasferiranno l’intero contributo ricevuto da donazioni tramite SMS alle nonprofit. In pratica, servizio SMS gratuito per le nonprofit.
  • Conto corrente per donazioni: Philanthropy Review mostra che quasi tutte le banche ora forniscono Charity Bank Accounts per privati ed aziende. Conti bancari, separati dal proprio conto corrente personale, il cui fine e’ quello di donare e monitorare le proprie donazioni.
  • BT, l’equivalente della Telecom in Inghilterra, ha creato MyDonate – un sito attraverso cui le persone possono mettere in piedi micrositi per donare alla propria ONP preferita.

Queste cose non avvengono per magia. Avvengono perche’ probabilmente i manager di queste aziende sono coinvolti nei CdA di organizzazioni nonprofit autorevoli, avvengono perche’ da anni il settore fa lobbying tramite organizzazioni di rappresentanza, tipo ASSIF e IID. Avvengono perche’ le aziende sono realmente coinvolte nel nonprofit, sono invitate a conferenze e incontri di settore, e continuamente dialogano – non unicamente per vedersi poi chiedere donazioni, ma per avere un ruolo attivo nella societa’.

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Immaginatevi fundraiser in un’organizzazione ideale… maggio 29, 2011

Filed under: Fundraising — Virginia @ 3:56 pm
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Una persona che da sempre e’ impegnata nel volontariato, mi ha chiesto oggi:

“Quali condizioni di lavoro dovrebbe avere un’organizzazione nonprofit affiche’ il fundraiser possa operare al massimo delle sue capacita’?”

Aggiungo io: quali sono le best practices che una nonprofit dovrebbe tenere presente quando decide di assumere un fundraiser?
Che bella domanda! Una domanda che in parte ripropone il tema della “Liberta’ di Fundraising” recentemente lanciato da Valerio Melandri.

Un’organizzazione all’avanguardia nel fundraising e’ un’organizzazione che:

1)  Riconosce al fundraiser la sua competenza, e dunque garantisce autonomia.

2)  Offre un salario che:

  • e’ commisurato all’esperienza e alla responsabilita’
  • e’ mensile (non una percentuale delle donazioni!)
  • esprime che “tu, fundraiser, sei un professionista del marketing, con competenze multiple”.

3)  Ha un ambiente lavorativo che supporta il fundraising e ne riconosca l’importanza, nonche’ l’influenza in tutti gli ambiti.

4)  Ha un Consiglio di Amministrazione:

  • la cui principale missione sia quella di fare fundraising e rappresentare l’organizzazione, sotto la guida del fundraiser (Ahi! Questa fa male…)
  • che si fidi delle scelte strategiche del fundraiser – se motivate e documentate ovviamente.

5)  Un’organizzazione che comprenda che fare fundraising e’ creare relazioni, per cui ci vuole tempo…

6)  Un’organizzazione che capisca che per fare soldi, bisogna spenderne!

7)  Un’organizzazione che creda profondamente nella formazione continua del personale.

Cos’altro si potrebbe aggiungere?

Ovvero: immaginatevi fundraiser in un’organizzazione ideale…  

 

 
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