La Rivoluzione marzo 19, 2012

The Revolution book coverMolto interessante questo eLibro gratuito (in inglese). Si chiama La Rivoluzione, e racconta delle trasformazioni che stanno cambiando le fondamenta del marketing e la comunicazione.

L’autore, John Suart, e’ un guru del nonprofit marketing in Canada, e dice:

Il cambiamento non e’ la tecnologia, e’ come la tecnologia ha cambiato chi siamo e cosa facciamo. Molte persone parlano di come i social media hanno cambiato il nonprofit. Ma la chiave [...] e’ comprendere come i social media hanno cambiato le persone.

Ma dove sta la rivoluzione? Secondo Mr Suart la rivoluzione riguarda:

  • Il potere delle persone: perche’ con la tecnologia abbiamo piu’ scelta, e perche’ l’informazione e’ a portata di mano. E con la scelta, viene il potere.
  • La guerra per l’attenzione delle persone. L’americano medio ogni giorno e’ bombardato da oltre 3000 messaggi di marketing. Qual’e’ il messaggio che scegliera’ di ascoltare?
  • La debolezza di pubblicita’ e PR. Sempre meno persone guardano la TV, leggono i giornali o ascoltano la radio. E anche la pubblicita’ online, che usa algoritmi per mostrare i messaggi “giusti” per ogni tipo di persona, non ha piu’ tanto potere per via dei troppi messaggi (punto precedente).
  • L’uniformita’ del nonprofit. Cio’ che funziona nel direct marketing e’ piuttosto limitato, per cui tutte le nonprofit tendono a produrre lo stesso tipo di design e prodotti. Tra l’altro, tutte le nonprofit si pensano “uniche” ma non lo sono – offrono gli stessi servizi di altre, hanno la stessa buona causa, etc.
    Insomma, viene a mancare la differenziazione, e l’unico modo per rimediare e’ spendere un sacco di soldi in pubblicita’, in branding, o in messaggi molto forti.
  • I Social Media, ovviamente. E’ uno strumento importante, ma forse anche sopravvalutato. Si spendono un sacco di soldi per crescere il numero di fan, quando in realta’ il ROI e’ davvero basso. I social media non sono un’arma per vincere l’attenzione delle persone ed eliminare la concorrenza, particolarmente senza una vera strategia alla base.
  • La rivoluzione senza fine. Social media, apps, smartphone, e chissa’ cos’altro ci protera’ il vicino futuro. La rivoluzione oggi e’ essere in grado di gestire il cambiamento continuo.

Un punto molto interessante che fa, secondo me e’ “the increasing cost of free publicity“. E mi viene da chiedermi quanto ci viene a costare in realta’ la pubblicita’ che e’ “gratuita” (social media, PR, e cosi’ via)? E come facciamo a calcolare costi e ROI?

Se penso solo al tempo che richede scrivere un blog post… :)

 

Al suono di campana settembre 1, 2011

Si chiama Bellstrike, ed e’ un nuovo servizio che permette a nonprofit di creare un sito web professionale in istanti, senza particolari conoscenze informatiche.

Ma va al di la’ di un semplice sito web statico. Bellstrike permette alle nonprofit di ricevere donazioni online, inviare ricevute, creare un blog, diffondere notizie via social network. Il tutto, senza costo mensile. Se qualcuno fa una donazione online, Bellstrike prende il 9.5% di quella donazione, senza costi aggiuntivi.

I fondatori Dodd, Marshall e Sean hanno certamente messo tanto amore in questo progetto. In piu’ lo hanno reso divertente e con un tocco di humor: date un’occhiata alla pagina About e tirate il cordoncino di fianco alle facce.

Ecco qui dunque un bel progetto di CSR da riproporre a qualche fondazione o azienda…

 

Se l’ultima impressione e’ quella che conta agosto 31, 2011

Mi rendo conto che i miei ultimi post pendano verso il marketing non tradizionale, quello che vede internet e sms come protagonisti. E’ solo una fase, in realta’. In genere tendo a condividere quello che mi interessa in un particolare momento o mi colpisce per qualche ragione, senza un filo particolarmente logico.

Stavolta questo filo non logico mi porta a condividere con voi un grafico che ho trovato interessante, e che rappresenta visivamente i saluti che gli inglesi mettono alla fine delle email.

Niente di particolarmente geniale, devo essere sincera.

Solo mi fa riflettere su quanta poca importanza spesso diamo alla conclusione di un’email, talvolta addirittura chiudendo con un saluto automatico di Outlook.

Questa e’ la mia strategia – in lingua inglese ovviamente: ‘Cheers‘ o ‘thanks‘ per i colleghi piu’ stretti. ‘Regards‘ o ‘thank you‘ per quelli un po’ piu’ importanti di me. ‘Kindest regards‘ quando rispondo ad un donatore. ‘Sincerely‘ se chiudo una campagna di email marketing.  Per semplicita’ e velocita’ ho automatizzato le mie scelte e creato uno standard, che seguo impeccabilmente, smettendo di pensare davvero alla persona che ricevera’ il messaggio.

E in italiano? Come salutate i vostri donatori?
E la vostra comunicazione interna com’e'?

—-

PS   Cari fundraiser d’Italia, pochi giorni ancora per far sentire la vostra voce! Se non l’avete ancora fatto, compilate il questionario di ASSIF su come vorreste la vostra ASSIF. C’e’ tempo fino al 5 settembre e ci vogliono solo 5 minuti. QUESTIONARIO

 

Tu cos’hai fatto quest’estate? Io mi sono innamorata… agosto 22, 2011

… di Twitter.

twitter life cycle

da Wikispaces, Cogdoghouse.

Eh, ci e’ voluto del tempo, dal momento in cui mi sono iscritta al momento in cui ho colto la vera essenza di twitter e ne ho capito il linguaggio. Ma alla fine, come un film holliwoodiano di poco carattere, mi sono ritrovata interessata e, diciamocelo, ora non riesco a smettere! E’ appoggio morale, e’ compagnia, e’ scambio di esperienza.

Va bene, ammetto che un po’ esagero. Ed e’ anche vero che ho una certa tendenza alla dipendenza da social network, ma scrivo oggi per consigliare a chi ama la rete ma ancora non e’ convinto di Twitter, di provare e riprovare. Perche’? Per me Twitter e’ davvero un’apertura al mondo ed il migliore accesso alle cose che mi interessano.

Oggi ad esempio:

  • Ho imparato che l’attuale crisi dell’Euro era prevedibile (ed e’ stata prevista) http://t.co/FzSWQok @TheEconomist
  • Ho sorriso, perche’ a quanto pare il riscaldamento globale aumenta le possibilita’ di essere invasi dagli alieni http://t.co/XHrDHyZ @grist
  • Ho apprezzato una squadra di calcio spagnola, che ha creato un’originalissima campagna tv per coinvolgere i propri fan http://t.co/pBnL5B0 @CreativeCrmnls
  • Ho saputo che a Gaza, e’ stata siglata tregua tra Israele e Hamas: per ora le parti hanno concordato un cessate il fuoco http://t.co/kfMGBYh @peacereporter
  • La libreria di viaggi a Notting Hill chiude i battenti, e tutti i libri sono al 50% @TimeOutLondon
  • Ho seguito in tempo reale la presa di Tripoli da parte dei ribelli libici @Reuters
  • Ho letto storie di paura e di speranza sulla carestia nel corno d’Africa @Oxfam
  • Ho visto che Amnesty International aprira’ un nuovo ufficio in Brasile, e ricerca un Direttore Fundraising @darylupsall
  • Ho seguito i pensieri e le vicessitudini di Yoani Sanchez, blogger cubana @yoanisanchez
  • Ho scoperto che un forno a microonde potrebbe uccidere il virus della malaria (un forno poco costoso e rispettoso dell’ambiente tra l’altro) @gatesfoundation http://t.co/6WCh3LB

Che c’entra questo col fundraising?

Non ne sono sicurissima. So che alcune delle nonprofit che seguo via twitter, e che mi mandano continuamente notizie interessanti e sincere su i problemi che affrontano, sulle soluzioni che offrono, sugli argomenti che mi interessano, mi fanno sentire sempre piu’ appassionata del loro lavoro. Mi sorprendono con la serieta’ con cui agiscono. Mi sento coinvolta, piu’ che con qualsiasi mailing, perche’ mi mandano aggiornamenti tutti i giorni, con un linguaggio in linea col mio stile di vita. E’ probabile che decidero’ di sostenerle prima o poi.

Ci sono 200,000,000 utenti di Twitter. Il 75% afferma che probabilmente acquistera’ prodotti dai marchi/brand che segue su Twitter (statistiche qui).

Che dite, c’entra col fundraising?

—–

PS.  Scopro che non esiste #raccoltafondi su Twitter. Fundraiser d’Italia, dove siete?

 

Google Plus: una novità anche per il Nonprofit luglio 19, 2011

Non so voi, ma quando ho sentito dell’uscita di Google Plus ho subito sentito fatica. Quando pensavo di aver finalmente capito abbastanza di Facebook e LinkedIn e Twitter e gli altri, ecco che arriva il nuovo fenomeno Google+. E assieme a questo il grande dubbio: che faccio, aspetto di vedere se questo prende il volo? Oppure mi butto nella mischia cercando di essere prima tra i primi, nella speranza che poi prenda il volo?

… Che fatica. Un nuovo social network, una nuova struttura mentale, nuove regole e statistiche, una nuova password da ricordare.

So di non essere l’unica a sentirsi cosi’ tra chi si occupa di marketing, ma ho anche l’impressione che non ci mettera’ molto Google Plus ad aggiungersi ai servizi di cui non possiamo fare a meno. Se non altro, perche’ tutti ne parlano.

Il mondo del blogging sul nonprofit ne sta gia’ discutendo tanto, in particolare dicendo che:

  1. Sara’ difficile evitarlo, perche’ gia’ usiamo tantissimi servizi di Google, che si riallacciano a Google Plus. Un’iconcina e’ gia’ apparsa in google UK e USA di fianco ai risultati delle nostre ricerche che ci chiede di dare il nostro “+1″ alle pagine interessanti…
  2. Google Plus ci da’ piu’ sicurezza, piu’ privacy e piu’ controllo. Le informazioni, se uno legge bene, sono tutte li’, nero su bianco, e con chiarezza si puo’ determinare il proprio livello di privacy. [detto cio' aggiungo anche che non faro' mai un profilo google che linka alla mia mail e alle mie ricerche, ad igoogle o ad un Blogger blog, etc... per quanto al momento Google sia un'organizzazione che stimo, non so per quanto tempo restera' cosi' e voglio limitare le informazioni che ha su di me. Paranoia?] 
  3. La grande novita’ sono i Circoli: Google+ permette agli utenti  di mettere persone diverse in gruppi diversi, di modo da condividere determinate informazioni con determinati gruppi e seguire i contenuti solo delle persone che ti interessano. Facebook in un certo senso offre questa opzione ma in modo alquanto maldestro.
  4. Ancora piu’ privacy: i Circoli sono privati. Ovvero, nessuno dei tuoi “amici” puo’ vedere chi sta al di fuori del proprio circolo. In pratica, puoi avere tutte le amanti che vuoi su G+, senza che si vedano a vicenda.
  5. Se sei una nonprofit, puoi comunicare ai tuoi sostenitori in modo Segmentato: ora puoi avere aggiornamenti diversi per i volontari, per i donatori, per i grandi donatori, per i beneficiari, per lo staff…

Come dice questo blogger:

“Google ha costruito un servizio intelligente, intuitivo, attraente che e’ divertente da usare e parla alla nostra intrinseca necessita’ di comunicazioni contestuali. “

 

Ma quale sara’ il ruolo di Google Plus?

Secondo questa blogger, Google si sostituira’ proprio al blogging per molte persone, ma non per tutti.

Secondo quest’altro blog, Google indubbiamente avra’ successo, ma davvero si sostituira’ a Facebook? No.

In ogni caso G+ e’ ancora in versione Beta, e’ stato lanciato il 28 di giugno 2011 e in due settimane ha raggiunto 10milioni di utenti (dice Google). Probabilmente non sara’ necessario pensarci troppo per un’altro annetto, ma se davvero e’ un buon prodotto cominciamo ad abituarci all’idea che dovremo imparare un nuovo Social Network.

 

 
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