Pubblicita’ intelligente. Minority Report? No e’ reale, ed e’ nonprofit febbraio 20, 2012

Filed under: Fundraising nel Mondo — Virginia @ 10:28 am
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Una pubblicita’ intelligente, che riconosce il sesso della persona che la sta guardando e che cambia il contenuto di conseguenza.

Succedera’ a Londra questo mercoledi’, in una fermata dell’autobus della commercialissima Oxford Street.

Sara’ una pubblicita’ interattiva di 40 secondi, che utilizzera’ una tecnologia di riconoscimento facciale per determinare il sesso dello spettatore.

Solo le donne saranno in grado di vedere il video commissionato da Plan UK, una organizzazione di cooperazione internazionale. La pubblicita’, costata £30,000, fa parte della campagna “Perche’ sono una bambina” (Because I’m a Girl), che ha come obbiettivo quello di garantire formazione a bambine nei paesi in via di sviluppo.

Se il sistema riconosce un uomo, la pubblicita’ presentera’ un messaggio che lo portera’ ad andare sul sito internet dell’organizzazione.

Ma diventa ancora piu’ interessante. Il direttore generale di Plan UK, Marie Staunton, dice:

“We’re not giving men and boys the choice to see the full ad on this occasion – so they get a glimpse of what it’s like to have basic choices taken away,”

In pratica, ‘non vogliamo dare l’intero messaggio agli uomini, perche’ vogliamo che capiscano cosa significa quando le scelte fondamentali ti vengono negate’.

Qui potete trovare l’intero articolo (inglese).

Ovviamente organizzazioni in difesa della privacy sono in armi. Ovviamente e’ un opera di pubblicita’, ma anche (e soprattutto) di pubbliche relazioni. Ovviamente e’ anche un test.
Ma la mia preoccupazione e’ – su un piano piu’ pratico – la velocita’ con cui si muove il digitale, e la fatica che facciamo a starci dietro.

In un certo senso sono contenta, perche’ per una volta e’ un’organizzazione nonprofit a prendere il rischio, e ad essere protagonista di un’attivita’ di marketing davvero innovativa.

 

#2 Quando la pubblicità arriva in ritardo maggio 27, 2011

Filed under: Fundraising nel Mondo — Virginia @ 11:21 pm
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Dal New York Times – niente meno che la prima pagina:

Dopo 40 anni in cui si e’ pensato ai consumatori piu’ giovani, i pubblicitari e i media cominciano a realizzare qualcosa di diverso: che le persone piu’ anziane non sono poi tanto male.

I pubblicitari sono guidati in questa direzione da due fattori:

  1. La non-piu’-tanto-giovane generazione dei baby boomers sta invecchiando. Insomma, la sessa generazione che ha portato l’industra pubblicitaria a guardare ai giovani non e’ piu’ tanto giovanile.
  2. Gli ultra cinquantenni hanno a disposizione piu’ ricchezza dei piu’ giovani, sofforno in misura minore di disoccupazione, e hanno un elevato livello di consumo mediatico attraverso tutti i canali di comunicazione. Sono in pratica un’incredibile miniera d’oro per chi vuole vendere qualcosa.

Questa e’ una gran bella notizia per le nonprofit. Uno dei problemi che abbiamo dovuto affrontare per tanto tempo e’ stato il culto dei giovani istillato dall’industria pubblicitaria. Poiche’ la pubblicita’ e’ un po’ il cugino piu’ vecchio, saggio e ricco del fundraising, per cui spesso non possiamo fare a meno di essere influenzati dalle decisioni e dalla cultura delle agenzie di marketing, direttamente o indirettamente.

Tantissimi soldi sono stati sprecati da fundraiser, i quali hanno preso in prestito le tecniche e l’approccio dei pubblicitari: un design alternativo e moderno; messaggi astuti, indiretti; scelte mediatiche che sicuramente lasciano trascurano le persone piu’ anziane. Invece questa scelta puo’ non funzionare nel fundraising, proprio perche’ il nostro pubblico e’ diverso.

E cosi’ ci troviamo anche a fare errori stupidi, seguendo magari le indicazioni di pubblicitari che si mettono a lavorare direttamente per organizzazioni nonprofit.

Speriamo che questa maturazione e rifocalizzazione del mondo della pubblicita’ si rifletta nel mondo del fundraising. Ne puo’ derivare solo del bene.

Articolo tratto da FutureFundraisingNow.

 

 
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