FF09, Commenti maggio 11, 2009

Filed under: Fund Raising — Virginia @ 4:22 pm
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Mi unisco al coro di commenti e di feedback sul Festival del Fundraising, e confermo: e’ stato un gran bel Festival, nonostante mancasse l’aria di nuovo e di sopresa che si respirava l’anno scorso. Ecco tutte le mie considerazioni.

In breve, cosa metto in tasca e porto a casa:

  • Un “metodo” per portare il donatore a passare da occasionale a fedele. Grazie a Chris Innes. Confermo quello che ho detto uscendo dalla sala: che e’ bastata la sua lezione sola a giustificare i soldi spesi e le ferie chieste per partecipare al Festival.
  • Idee per parlare al donatore di Lasciti. Grazie a Stephen Pidgeon. Quattro i punti  che voglio tenermi stretta: 1) Osa! 2) Fai capire al donatore che il Lascito e’ un modo per far vivere i propri valori oltre la morte 3) Fai capire che anche Lasciti minori (anche 500euro) sono importanti e non stiamo cercando di sostituirci ai familiari 4) Stiamo parlando con persone di 30 anni intrappolate in un corpo da 70enni… non trattiamoli da vecchi!
  • La consapevolezza che i fundraiser italiani (io inclusa), forse spaventati dalla complessita’ delle leggi sulle eredita’, finiscono ad avere conoscenza pressoche’ nulla sull’argomento dei lasciti e che in realta’ non e’ cosi’ difficile. Grazie ad una chiaccherata con Federica De Benedittis e altre. Lo sapevate che depositare il proprio testamento al notaio e’ GRATIS? Quasi quasi lo faccio anche io 😉
  • CiviCRM, il database opensource di grande flessibilita’ e potenzialita’. Grazie a Francesco Santini e il dott. Moretto. E’ assolutamente una opzione da esplorare piu’ in dettaglio!

Poi, ovviamente, ho fatto nuove conoscenze e approfondito le vecchie, ho rivisto qualche amico, e mi sono fatta idee piu’ precise e lucide di dove si collocano i fundraiser in Italia oggi. Ho mangiato bene, mi sono divertita, ho evitato la tortura delle saune e ho goduto del solarium e idromassaggio sul tetto del Grand Hotel di Castrocaro Terme. Insomma, un’esperienza nel complesso piu’ che positiva, che mi ha fatto crescere come persona e come professionista, e mi ha dato una maggiore consapevolezza del ruolo del Fundraiser in Italia. Bla bla bla.

Ma c’é sempre un Ma. Per fortuna, atrimenti la vita sarebbe noiosa 😉

Se l’anno scorso il Festival del Fundraising ha rappresentato una rivelazione e quest’anno ha confermato in pieno le aspettative, che ne sara’ delle prossime edizioni?

Cito le parole di Daria Foracchi, Responsabile Promozione di AGEOP-Ricerca, che davanti ad un gintonic ha descritto benissimo la situazione: tra 3anni saremo tutti qui a grattarci la pancia.

… quanto e’ vero.

La mia idea e’ che i Fundraiser debbano imparare ad essere Campaigner. Di loro stessi, della loro professione, per migliorare quelle stesse condizioni che oggi rendono il lavoro cosi’ complicato (e indirettamente rendono difficile per me il ritorno a casa).

Riporto alcune dei problemi che sono venuti fuori nel parlare e ascoltare altri:

1) La legge del 5xmille. Quando e’ uscita era manna dal cielo, perche’ sostituiva il nulla. E va bene.

Oggi tuttavia stanno emergendo i grossi limiti, ed in particolare uno: promuovere il 5xmille non e’ fare fundraising, e’ solamente buttarsi nella mischia e cercare di essere piu’ rumorosi degli altri sperando che in questo modo aumentino le firme (che non si possono rintracciare, non si puo’ determinare quindi il successo della campagna). La legislazione Irlandese e quella Inglese permettono di sapere chi ha firmato per la tua causa, perche’ il donatore non utilizza la propria dichiarazione dei redditi, ma e’ l’organizzazione che deve raccogliere le firme ed indirizzarle all’Agenzia delle Entrate. In questo modo possiamo fare il nostro lavoro e FOCALIZZARCI SULLA RELAZIONE con il donatore.

2) I lasciti.

Come dicevo anche sopra, l’ignoranza degli stessi fundraiser su questo argomento e in particolare sulle leggi e’ spaventosa. Ci sono individui qua e la’ incaricati di questo in organizzazioni sparse in giro per il Paese che DA SOLI remano contro il CdA, contro l’ignoranza della popolazione in genere, contro la totale assenza di una CULTURA del lascito anche tra gli stessi fundraiser. Insomma, degli eroi solitari, che non comunicano tra loro, non scambiano esperienze, non imparano dagli altri. Non sono aiutati e non si aiutano a vicenda.

3) CiviCRM.

E’ un database opensource con grandissime potenzialita’, che supera per molti aspetti tutti gli atri database di cui sono a conoscenza, incluso l’avanzatissimo Raiser’s Edge, con un nucleo base uguale per tutti (anagrafica, donazioni, etc) e la possibilita’ di aggiungere moduli a seconda delle esigenze dell’organizzazione. Mancano tuttavia alcuni moduli essenziali… basterebbero poche migliaia di euro per svilupparli, ma nessuno vuole prendere questa responsabilita’ da solo.

Questi sono 3 problemi discussi intorno a bicchieri di vino e piatti stracolmi, ma sono sicura che ne siano venuti fuori tantissimi altri durante il Festival. La cosa bella pero’ e’ che sono riconducibili ad un unico problema, quello della solitudine del fundraiser, e possono essere riportati ad un’unica soluzione: AGIRE INSIEME.

Il festival ci ha confermato che non siamo eroi solitari, ma che c’e’ una comunita’ di fundraiser, una vera e propria classe professionale. Ora bisogna essere in grado di sfruttare questa potenzialita’.

Fare Campaigning significa Sensibilizzare e Spingere all’AZIONE. Oggi, a due giorni dal Festival, siamo tutti piuttosto sensibili ai problemi della nostra professione, e probabilmente questa carica morira’ di qui a due settimane. La sfida del Festival negli anni futuri e’ proprio quella di fornire ai partecipanti strumenti per AGIRE:

  • Raccolte di adesioni, sottoforma di firme o altro
  • Creazione di gruppi di lavoro che si trovino durante l’anno a venire e si prendano la responsabilita’ di portare avanti proposte concrete
  • Creazione di gruppi di pressione
  • Raccolte fondi per lavorare allo sviluppo di nuovi moduli di CiviCRM

Insomma, attivita’ concrete che possano portare, di festival in festival, alla creazione di una classe professionale sempre piu’ forte che abbia come visione finale la creazione di una Cultura del Fundraising che dara’ vantaggi a tutti. Possiamo aspettare 10-15 anni lasciando che le cose si sviluppino da sole, o possiamo decidere di prendere in mano la situazione e accellerare i tempi.

Qualcuno pensera’: e’ esattamente il ruolo di ASSIF. Effettivamente dovrebbe esserlo. Ma e’ inutile continuare a pensare a quello che dovrebbe essere, senza tenere conto di quello che e’ gia’. Proprio ieri Berlusconi ha detto che non vorrebbe un’Italia multietica. Avrebbe dovuto prendere l’autobus con me sabato pomeriggio e guardarsi intorno…

Purtroppo ASSIF non ha la stessa forza trainante del Festival. Forse ASSIF dovrebbe “diventare” il festival, ma realisticamente so che le cose non andranno cosi’, e di sicuro non a partire dall’anno prossimo.

Cosa fare quindi? Durante i prossimi due Festival probabilmente si definira’ la tendenza: quella del grattarsi le pance e dell’atteggiamento “gia’ visto, gia’ fatto, evviva l’aperitivo e le terme”, o quella di proiettare questo bellissimo incontro nel futuro e trasformarlo in uno strumento di Campaigning per noi stessi.

Scusate, sono stata lunga, spero solo di non essere stata noiosa.
Voglio solo un Festival che duri tutto l’anno.

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14 Responses to “FF09, Commenti”

  1. Virginia Says:

    Ho appena notato che Francesco Quistelli ha scritto un bel post sul Festival, avanzando proposte molto interessanti in questo senso… http://quistelliblog.wordpress.com/2009/05/10/facce-da-fundraiser-foto-e-pensieri-sul-festival-del-fundraising2009/

  2. Grazie Virginia,
    anche io ho letto il tuo post con molto interesse e tanta condivisione. Peccato non esserci parlati di persona al Festival…incredibile ma vero! Tra le altre cose credo che sarebbe utile allargare la base del comitato scientifico del FFR, davvero un po’ troppo “istituzionale” secondo me, e renderlo uno strumento operativo e dinamico durante tutto l’anno. Che ne pensi?

  3. […] Quistelli Il post di Francesco Santini Il post di Daniele Fusi Il post di Alberto Ghione Il post di Virginia (Oxfam) Tag: memo, […]

  4. valerio Says:

    Cara Virginia, a me il gin and tonic non piace…ma tu sei profonda e vera come al solito. Mi stampo e mi metto da parte il tuo interessantissimo post. ne farò tesoro, perchè io di grattarmi la pancia proprio non ne ho voglia. Tu farò sapere, ma tu devi fare parte insieme a Quistelli, Fusi, Ghione e Ferrara del Comitato Scientifico. Ti farò invito ufficiale…perchè questo è il tipo di approccio che a me interessa. grazie, virginia…
    Tuo Quidam VM

  5. […] Si è chiusa insieme a un mare di persone (oltre 400 presenti in sala) la seconda edizione del Festival del Fundraising. Ne parlano i blog dei fundraiser (Paolo Ferrara, Francesco Quistelli, Ioana Fumagalli, Emma Ciceri, Alberto Ghione, Virginia Tarozzi) […]

  6. […] ritrovo, anzi sposo in toto le osservazioni di Virginia e non aggiungo altro (se non dire a tutti di leggere cosa dice Virginia del software open source […]

  7. Alberto Says:

    Ciao Virginia,
    bellissimo post! e porto il rammarico per non essere riuscito a conoscerti dal vivo al Festival…
    aggiungo (anzi, approfondisco) un aspetto; far crescere una cultura del fundraising anche FUORI dalle ONP; nelle piazze, nelle scuole, nei luoghi di lavoro. Tra la gente, insomma.
    Quando spiego che studio fundraising, la gente ha difficoltà a capire cosa faccio. Pensano che impari una serie di “trucchi” (alcuni magari anche inganni) per prendere soldi, e fare progetti che tuttosommato non servono.
    Un amico mi ha persino detto “studi fundraising? cioè, ti insegnano a scollettare, insomma…”

    Come quando facevo il dialogatore; spiegavo per strada alla gente cosa faciava la mia onp, i suoi progetti, le sue ambizioni, il desiderio di un mondo migliore, la voglia di realizzarlo. e spesso mi rispondevano “ma perchè chiedete soldi? non siete tutti volontari”.

    credo sia questa la missione dei prossimi anni; rendere il mondo del non profit DAVVERO efficiente è utile (non sempre lo è, e spesso si fanno dei progetti senza valutarne il reale impatto) e farne capire l’importanza alla popolazione. E poi, spiegare l’importanza del ruolo del fundraising.

    Un saluto da Torino e buon rientro in Irlanda!

  8. Daniele Fusi Says:

    Ciao Virginia
    sono sempre il primo a dire arrangiamoci con quello che c’è ma mi chiedo se non stiamo caricando di troppe aspettative quella che di fatto è una manifestazione di networking e formazione.
    Provo a spiegarmi, io condivido il tuo giudizio sulle mancanze ed i pericoli del nostro settore ma mi chiedo se debba essere il festival a caricarsi della responsabilità di risolverli… come sai sono una delle voci più critiche contro Assif e già lo scorso anno scrivevo che, se la linea di assif non fosse cambiata, se non avesse cioè cominciato a ricoprire un ruolo fattivo nella società, sarebbe presto scomparsa… la linea non mi pare cambiata se non nella decisione (obbligata a mio giudizio) di partecipare in maniera più presente al Festival 09 e quindi la mia previsione resta… ma non credo che sia il Festival a doverla sostituire… penso che sia lo spirito del Festival a doverlo fare, quello spirito che da più parti stiamo osannando… lo spirito del festival e la gente del festival naturalmente… cosa significa? Significa che stiamo aspettando che qualcuno, senza nascondersi dietro ad una entità (festival o associazione o comitato che sia), prenda in mano le redini, convochi gli opinion leader (reali, non presunti) e le menti più fini del settore e faccia una proposta concreta… può essere quella di proporre un piano di rinnovamento ad Assif oppure la fondazione di un nuovo soggetto, non lo so, ma è da quello che credo si debba partire… forti della consapevolezza che se si è riusciti da zero, in pochi mesi ad organizzare un evento come il festival nulla è impossibile 😉
    Detto questo… il post mi è piaciuto un sacco anche perchè finalmente non sono l’unico ad esporsi pubblicamente contro il gotha del fundraising :-)))))))

    • valerio Says:

      daniele, leggo con crescente interesse il tuo post, forse è ora che ci riuniamo e ci ragioniamo insieme se a te fa piacere, io, come ho sempre detto, da te, e da pochi altri (come quistelli, iona, rita girotti, ferrara, santini, virginia e altri pochi giovani profondi e preparati vorrei imparare sempre di piu’). Ci convochi tu? Facciamo un ragionamento “operativo”. Vengo a Milano ad hoc, fami solo sapere come e quando.

  9. Cara Virginia, come non essere d’accordo!
    Mi ritrovo perfettamente con le tue considerazioni, in linea anche con quelle espresse da Francesco Q.
    E’ stato bello rivedervi tutti, peccato per il poco tempo a disposizione.
    Concordo col Fusi per la necessita’ di avere un soggetto che sia identificativo per noi (ma cos’e’ assif…?!) e per non ridurre al solo Festival i momenti di contatto e di condivisione. L’energia che portiamo a casa da questa tre-giorni sarebbe piacevole ritrovarla anche durante l’anno.

  10. […] 2009 a pochi giorni dalla chiusura. Visto però che in tanti (Ioana, Francesco Q, Paolo, Virginia, Alberto, Francesco S., Emma, Natascia, Raffaele e naturalmente Valerio) lo hanno già fatto […]

  11. Cara Virginia,
    non ci siamo conosciute di persona al festival, ma abbiamo entrambe due blog, siamo molto appassionate del nostro lavoro e crediamo fermamente nell’importanza di professionalizzare sempre di più il nostro settore. anche perchè devi tornare in Italia, prima o poi 🙂
    ti ringrazio per il post che non potevo abbandonare senza una traccia. vedo che ce ne sono state molte e ti ringrazio ancora di più perchè con la tua “aggresività” hai spinto all’azione (almeno digitale).
    concordo con te su quasi tutto, ma concordo soprattutto con Daniele: per me il festival deve essere il culmine di un processo di crescita del settore, un momento di networking e formazione (e già lo è), ma di formazione che sia sempre più di qualità. in questo senso temo anche io che la novità del primo anno, la buona riuscita del secondo, se non è accompagnata dalla maggiore qualità di tutti noi rischia di portarci sempre più alla deriva. e la maggiore qualità può esserci solo se il settore DIVENTA SEMPRE DI PIU’ di qualità.
    e per esserlo, non ho la bacchetta magica purtroppo, ritengo ci voglia qualcosa di diverso…o meglio, ci avete preso in pieno tu e daniele, ci voglia qualcosa che già c’è ma che sia diverso. e anche io voglio essere tra le persone che parteciperanno ad un cambiamento serio, perchè le ONP diventino delle vere IMPRESE sociali, con logiche vere di efficienza, con veri business plan, con vere competenze interne, con vere logiche di marketing, ma con un occhio sempre attento all’eticità.
    Penso che il Festival sia un’occasione perfetta per essere, come dici tu, campaigner di sè stessi: ma per essere veri campaigners per le nostre organizzazioni abbiamo bisogno di maggiori competenze, di studi, di analisi, di tutto quello che dici tu…di Assif insomma. di una associazione di secondo livello veramente attiva, interattiva, che si confronta, crea gruppi di lavoro (non sempre tra i soliti 4), che porta avanti istanze…sono anni che parlo, non solo io ovviamente, della necessità di creare un network di associazioni con cui portare avanti una campagna congiunta di sensibilizzazione sui lasciti testamentari, perchè in Italia non c’è la cultura del lascito (non ci sarà mai come in Inghilterra, ma questo è normale, siamo paesi diversi). l’anno scorso ne parlavo con Federica di MSF ed entrambe concordavamo…e poi l’anno è trascorso, io ho lasciato la consulenza per dedicarmi al corporate fundraising, e la secodna edizione del festival è arrivata…e quest’anno ho sentito una nuova persona chiedere a gran voce di fare una campagna congiuta sui lasciti. per ogni campagna lasciti che ho seguito (fai, amref, cesvi…) abbiamo sempre realizzato questionari interni sui donatori delle organizzazioni e sempre ci siamo accorti di quanto anche i donatori sollecitati con la campagna, cui era stato inviato del materiale specifico, dmostravano ignoranza sul tema. perchè così continuerà ad essere, se non si fa qualcosa di diverso.
    ma ripeto: penso sia un’associazione di secondo livello veramente attiva che possa portare avanti queste e altre istanze, come nei paesi anglossassoni.
    termino qui perchè già mi sono dilungata troppo…solo una cosa: veramente interessante il 5×1000 in Inghilterra!
    spero di conoscerti di persona presto.
    grazie nuovamente per il tuo post
    Ioana

  12. Cara Virginia,
    condivido molte delle cose che dici, anche se su una mi sento di dissentire e visto che è stata ripresa da più parti dico la mia: Assif.

    In quest’anno ho vissuto l’esperienza di essere consigliere di quella che dovrebbe essere l’associazione dei fundraiser italiani.

    Abbiamo iniziato a lavorare partendo da una base associativa molto piccola e sicuramente non fidelizzata e abbiamo iniziato a offrire alcuni momenti di confronto e formazione, i lunedì di Assif, che dopo le esperienze di Milano sono anche arrivati a Roma.

    Un anno fa Assif non aveva alcuna rappresentanza, mentre quest’anno, grazie al ruolo del presidente, Francesca Zagni e di Niccolò Contucci (ex telethon, ora Airc) dialoghiamo con l’agenzia per le onlus e con i rappresentanti di alcune delle associazioni più grandi per la creazione di linee guida sul fundraising (il primo di questi lavori è quello sul face to face).

    In questi giorni stiamo anche lavorando al nuovo sito Internet, che vorremmo far diventare più partecipativo e ricco di opportunità, per il placement per il confronto, per le normative, ecc. (e sono qui per prendere tutte le vostre proposte su come farlo diventare un sito utile a noi fundraiser)

    tutto questo lo facciamo da volontari, mettendo a disposizione un tempo limitatissimo (io credo di riuscire a dare ad assif non più di 2/3 ore al mese).

    Di mio non amo particolarmente le lamentele a vuoto né il vizio, tutto italiano, di creare nuovi soggetti concorrenti. Ho imparato nel tempo che non si può sempre distruggere (cosa sicuramente più comoda per chi, come noi, ha fretta di cambiare questo mondo partendo dalle esperienze più avanzate) ma che bisogna anche saper promuovere le sfide dall’interno (nel linguaggio del sindacalismo dell’inizio ‘900 lo chiamavano “boring from within”). Ma per farlo bisogna partecipare: pagare la quota, venire in assemblea, formulare proposte (magari sul cambiamento dello statuto) , proporre gruppi di lavoro collaterali, agitare le acque, avere il coraggio di provarci, proporre piattaforme (come quella che delinei nel tuo post).

    Guardare il tutto solo dall’esterno, giudicandolo con sdegno, non credo sia l’approccio più giusto né mi sembra particolarmente “europeo”… Insomma, vogliamo fare gli americani o gli anglosassoni e poi finiamo per ripiombare nei cattivi vezzi italiani.

    Assif è lì e dovrebbe essere la nostra casa, la casa di tutti, ma dovete (dobbiamo) volerla prendere, espugnarla, batterci per riformarla. Assif così com’è, debole e malaticcia, non piace probabilmente a nessuno di noi che abbiamo accettato l’incarico di provare a portarne avanti le attività. Vediamoci e usiamo i prossimi appuntamenti (a partire dai fundraising bar e dai lunedì di assif per chi può esserci) per parlarne e fare un passo avanti in tempi rapidi cavalcando lo spirito del festival.

    Io ci sono e credo ci siano anche gli altri consiglieri più esperti.
    un abbraccio e spero che la prossima volta ci sia più tempo per parlare

  13. Adriana Brancaleone Says:

    Ciao Virginia,
    Tanto di cappello al tuo post: ci siamo lasciate l’ultimo giorno del Festival con te che lanciavi la tua idea che i fundraisers dovrebbero essere anche campaigners, ed eccoti li’, a ripeterlo nel tuo post con coraggio. Brava! Hai smosso le acque. Concordo con te, organizzare il Festival il prossimo anno sara’ una bella sfida, ma certo le idee non mancano. Io sono sempre molto positiva sul Festival, pero’ la chiave e’ farsi rispettare come fundraisers ogni giorno nella propria organizzazione, creare alleanze interne e poi influenzare i vertici dell’organizzazione. Spero di sentire molte storie positive in questo senso al prossimo Festival. Nel frattempo, quando e’ che vieni a Londra?


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