… continuo a chiedermelo ogni giorno quando entro in ufficio. Pare che si lavori tutto l’anno per questo momento: Natale e’ il momento in cui entriamo in contatto diretto con un gran numero dei nostri donatori, in cui la nostra squadra e’ piu’ coesa, in cui l’ansia del profitto e’ piu’ grande, in cui si fanno straordinari, si lavora nel fine settimana e si fanno un sacco di cene e bevute natalizie.
Pare incredible, e’ gia’ Natale.
Il mio assenteismo sull spazio virtuale dei blogger-fundraiser italiani e’ cosa di lunga data ormai, ma considerando quello degli altri pare che tutti siano stati travolti dalle attivita’ natalizie come me. Spero con tutto il cuore che questa sia una buona notizia, visto il clima e quella parola che inizia per C e finisce con RISI.
Noi, devo ammetterlo, stiamo facendo una gran fatica. L’Irlanda, quella con gli stipendi piu’ alti d’europa, quella con Google, IBM, Dell, quella in cui tutti investivano fino a due anni fa, quella piena di architetti, di stranieri venuti a lavorare, quella in continua costruzione ed espansione, oggi stenta a riconoscersi e non c’e’ segno di ripresa. E’ in questi momenti che si riesce a distinguere meglio i pessimisti dagli ottimisti, quelli che “non sara’ mai come una volta” e quelli che hanno riposto grandi speranze nel 2010.
Recession e’ una parola sulla bocca di tutti, particolarmente ora che e’ Natale. Una parola tristemente normalizzata a questo punto, quasi come pane, patate e
guinness. E’ la parola lavoro che sta diventando un po’ piu’ ricercata.
Inutile nasconderlo, come tutti anche Oxfam fa fatica. Il governo nella finanziaria di Marzo ha tagliato gli aiuti internazionali di 225milioni di euro. Considerando che ci sono circa una decina di grandi agenzie non governative di un certo livello in Irlanda, fate voi i conti. Il fatto che Oxfam abbia deciso anni fa di diversificare le proprie fonti di profitto (i fondi governativi, il fundraising, i negozi dell’usato) finora ha limitato i danni, ma ci sono grandi ONG che hanno dovuto ritirarsi da intere paesi in via di sviluppo, abbandonando milioni e milioni di persone.
Ma io sono di quelle persone che per natura preferisce schierarsi con gli ottimisti.
Nel fundraising siamo partiti mooolto lenti. I primi giorni di dicembre stavamo temendo il peggio. Nell’ultima settimana pero’ le donazioni sono aumentate considerevolmente… dovremo solo imparare a giudicare gli introiti relativamente alla situazione sociale ed economica che ci circonda.
Penso che sia nei momenti di difficolta’ che l’essere umano impara a rialzarsi. La nostra squadra di fundraising giorno dopo giorno e’ piu’ coesa, i rapporti umani sono migliori, ci si aiuta piu’ volentieri e si apprezzano maggiormente gli sforzi degli altri. Posso dire che siamo sempre meno colleghi e sempre piu’ persone.
Ogni banconota o assegno che arriva in ufficio, a prescidere dall’ammontare della donazione, ha un peso piu’ grosso ai nostri occhi: non e’ piu’ unicamente denaro, classificato in base a codici o categorie di donazioni, una percentuale, un return on investment. Rappresenta invece una persona che condivide i tuoi valori a apprezza il tuo lavoro, che legge il bollettino che inviamo e probabilmente fa un sacco di altre buone azioni per migliorare il mondo in cui viviamo.
Insomma, non tutto il male vien per nuocere. In fondo, quand’e’ che abbiamo cominciato a parlare di Natale in termini di denaro?